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La relazione terapeuta - paziente al centro di una nuova lettura fenomenologica e psicoanalitica attenta alle neuroscienze
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Nell'ultimo lavoro di Nicola Gianinazzi "Scienza psicoterapeutica (SPT): un approccio alla vita umana". Di prossima pubblicazione, Edizioni IRG ebook


La ricerca applicata ci consente di focalizzarci in psicoterapia sulla relazione e quindi la psicodinamica tra paziente e terapeuta, ma ogni relazione è per definizione intersoggettivamente unica e irripetibile, e si conforma nella realtà fenomenologica di un “evento terzo”: la relazione umana appunto.

 

La tecnica attiene invece al dominio, al controllo ed alla ripetibilità dell’esperienza secondo regole,  che tendono ad escludere i soggetti in interazione e la novità del “terzo simbolico” (come cifra immanente-trascendente i due soggetti che si incontrano), che si è dimostrato variabile aspecifica, ma che trasforma e “guarisce” in psicoterapia.

 

Grawe [1] stesso applica le sue riflessioni prevalentemente a quadri clinici “tecnicamente trattabili” per antonomasia, costituiti da fobie e depressioni, mentre parla solo per analogia degli altri disturbi dell’essere umano, come possono essere le psicosi o le situazioni di doppia diagnosi.

Sottolinea nondimeno, la questione della declinazione della tecnica per il paziente specifico – per quello depresso in particolare – alla sua Um- e Mit-Welt: ermeneutica e cultura, biografia e storia. Quello culturale dunque non è un problema accidentale, bensì sostanziale e capace di criticare dal suo interno tutto l’apparato fin qui esposto dal teorico della neuro-psicoterapia, quando la si volesse assumere invece in un senso eccessivamente riduttivo.

 

Se dunque intendiamo spostare alcuni accenti dal quantitativo al qualitativo, dalla tecnica al relazionale e dalla ragione-razionale al simbolico-ragionevole, di cui il mito si nutre, occorre che riflettiamo attorno al tema della relazione del simbolo con il mito e le passioni che il mito racconta, e di questi con gli uomini e le donne che ci incontrano in psicoterapia: dove i concetti contano quanto le emozioni e queste ultime sembrano neurologicamente determinanti per la motivazione e l’apprendimento. La conoscenza sembra voler emergere dal soggettivo che incontra l’oggettivo lungo la sua storia, piuttosto che da un oggettivo – quantunque scientificamente fondato – avulso da questo universo emotivo altamente individualizzato e soggettivamente qual-ificato.

Non solo dunque riflessioni attorno all’applicazione di criteri di efficacia, efficienza ed economicità, ma anche attorno ai criteri di umanità, unicità e ulteriorità.

 

Ciò che rende l’uomo umano – incontrando il pensiero del filosofo della mente Noë [2] – sono la sua storia sviluppatasi tra altri uomini e donne nel suo mondo: la sua coscienza della vita e la vita della sua coscienza: come un dentro-fuori, dove il trattino ha forse il ruolo ed il valore del cervello, ma non può esaurire nessuno dei due altri termini.

L’autocoscienza individuale, soggettiva e intenzionale – immersa nei processi istantanei ed autobiografici naturali e culturali – è costantemente l’ “oggetto” che incontriamo in psicoterapia ed è conoscibile – secondo la tesi di questo libro – solo se approcciata in modo inter- e trans-disciplinare: dalle neuroscienze alla filosofia della mente, passando per la fisica, la chimica, la biologia, la psicologia, la pedagogia, la sociologia e la teologia, senza scordarci del diritto e dell’economia.

Solo in questo modo il “senso del sé” [3] può svilupparsi espandendosi nelle forme a lui più consone e congeniali.



[1] Cfr. Grawe, 2004, per es. pp. 29-38 e 433-440 .

[2] Alva Noë (1964) – filosofo della mente, studente di Oxford, dottorando di Harvard – insegna all’Università della California. Colpisce il suo approccio cosiddetto “esternalista”: noi non siamo il nostro cervello, piuttosto quest’ultimo è parte del nostro mondo. La psicoanalisi dal canto suo intende il mondo come un dentro proiettato verso l’esterno ed un esterno introiettato continuativamente in un mondo interiore emotivo, affettivo, onirico e cognitivo.

[3] Cfr. Ceroni et al. e le tesi di Damasio ivi riportate. Damasio (Lisbona, 1944) è neurologo e psicologo.

Pubblicato

Lunedì 6 Gennaio 2014
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